Si ritorna in scena con “Le voci di dentro” a Cava de’ Tirreni e Vico Equense

Dopo qualche settimana di pausa, il Piccolo Teatro al Borgo ritorna in scena con “Le voci di dentro” di Eduardo De Filippo, che metterà in scena il 2 e 3 febbraio 2013 presso il “Teatro il Piccolo di Cava” sito in Piazza Duomo (ex Seminario). I giorni 9 e 10, invece, sarà in scena a Vico Equense per la Stagione Teatrale 2012/2013 “Torre D’Oro Festival – XII Edizione”.

Come sempre vi aspettiamo numerosi.

Il giorno 2 febbraio, lo spettacolo è alle ore 20.
Il giorno 3 febbraio, lo spettacolo è alle ore 19.

Ingresso
€5,00 Intero – €3,00 Ridotto

Per prenotazioni, telefonare il numero: 3475492318

Adattamento e Regia: “Mimmo Venditti”

Scene: “Sabato Siani” e “Bruno Rispoli”

Luci: “Bruno Rispoli”

Costumi: “Anna Maria Venditti Rispoli”

Personaggi e Interpreti
Donna Rosa – Maria Spatuzzi
Maria, la cameriera – Giusella De Maria
Michele, il portiere – Sabato Siani
Pasquale Cimmaruta – Raffaele Santoro
Matilde, la moglie – Daniela Picozzi
Luigi, il figlio – Roberto Milione
Elvira, la figlia – Vanda Pelling
Alberto Saporito – Mimmo Venditti
Carlo, il fratello – Matteo Lambiase
Il Brigadiere – Pasquale Di Domenico
Capa d’Angelo – Giovanni Calamiello
Zi’ Nicola – Aniello Amitrano – Attilio Lambiase
Teresa Amitrano – Valentina D’Arienzo

TRAMA
Alberto Saporito è un apparecchiatore di feste popolari, e vive col fratello Carlo e lo zio, Nicola. Una notte sogna che i vicini di palazzo, i Cimmaruta, uccidono l’amico Aniello Amitrano e fanno sparire il cadavere. Nel sogno, lucidissimo, Alberto vede dove sono nascosti i documenti che possono incastrare i vicini. L’indomani, fatta la denuncia in questura, fa arrestare i Cimmaruta e rimasto solo in casa con il portiere Michele, cerca i documenti. Solo allora, all’improvviso, s’accorge di aver sognato il tutto e capisce il guaio che ha combinato.
Ritrattata la denuncia dal commissariato di polizia, Alberto si trova ora nei guai: Il procuratore della Repubblica, insospettito, crede che egli abbia ritrattato per paura od altro. Inoltre, rischia una querela per calunnia da parte dei vicini. Ma quel che viene messo in moto, in una rapida degenerazione, è un meccanismo che svelerà tutte le meschinità dei protagonisti. Carlo, il fratello, nell’evenienza dell’arresto, cerca immediatamente un compratore per tutto il materiale per l’allestimento delle feste popolari, e tenta di farne firmare ad Alberto la cessione (con pieni poteri), adducendo varie scuse. I Cimmaruta, che vengono a trovarlo uno alla volta, si mostrano stranamente gentili e si accusano l’uno con l’altro[2] cercando di salvare il resto della famiglia. Converranno, alla fine, di dover assassinare Alberto per salvarsi… da un omicidio che, nel finale della commedia, si scopre essere solamente un sogno, in quanto Aniello è vivo e vegeto. Alberto, a questo punto finale, finge di aver trovato i documenti, chiamando assassini i vicini; e spiega a cosa si riferisce: assassini della stima e della fiducia reciproche, ammettendo un omicidio come potenziale prassi, sospettando degli stessi familiari:
«Voi mò volete sapere perché siete assassini … in mezzo a voi magari ci sono pure io e non me ne accorgo … Avete sospettato l’uno dell’altro … Io vi ho accusati e voi non vi siete ribellati, lo avete ritenuto possibile. Un delitto lo avete messo fra le cose probabili di tutti i giorni; un assassinio nel bilancio familiare! La stima, don Pasqua’, la stima! … La fiducia scambievole … senza la quale si può arrivare al delitto.»
In fondo ammette Alberto Saporito è compreso anche lui fra loro, senza saperlo: infatti con quel sogno, ha inconsciamente creduto i vicini capaci di un tale crimine. (fonte:it.wikipedia.org)

ANALISI DELLA COMMEDIA
In quest’opera ritorna il tema dell’ambiguità di rapporto fra realtà e sogno. Il filo conduttore di questa commedia, forse la più amara scritta da Eduardo, è l’incomunicabilità simboleggiata dallo zi’ Nicola, l’enigmatico personaggio (Šparavierzi), [3]che per disillusione delle cose umane ha rinunciato a parlare preferendo esprimersi con una sorta di “Codice Morse” dove i punti e le linee sono lo scoppio di petardi.[4]Questo personaggio è la metafora di chi, dolorosamente, vuole mantenersi estraneo e al di fuori dalle meschine vicende del mondo; abita in sorta di palafitta, eretta al centro della scena, lontano dalle vicende che si svolgono sul palcoscenico, e lì morirà nel mezzo della commedia, tornando a parlare poco prima di morire, solo per esclamare: «Per favore, un poco di pace!».
Zi’ Nicola ha smesso di parlare poiché il mondo non lo ascolta più. È questo il tema del mutismo e del silenzio che tornerà in altre commedie di Eduardo da Mia famiglia a Gli esami non finiscono mai. Rifugiarsi quindi nel silenzio o nel sogno, visto come unico sfogo delle inquietudini umane: con il racconto del sogno sanguinolento della cameriera Maria e del portiere Michele che rimpiange i bei sogni a colori della giovinezza si apre la commedia dove proprio un sogno, quello di Alberto Saporito sarà l’evento scatenante della vicenda, portando progressivamente a galla le ipocrisie, le amarezze e le meschinità dei personaggi coinvolti. Ancora una volta appare il tema centrale delle commedie eduardiane: la famiglia qui rappresentata con un ritratto al vetriolo della “famiglia rispettabile”. Sullo sfondo l’Italia uscita da quella guerra che ha portato le nevrosi e disillusioni, la difficoltà nel quotidiano “tirare a campare”, e l’ abbrutimento dell’uomo che ormai vede nell’altro un suo nemico. (fonte:it.wikipedia.org)

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