Non ti pago
Stagione Estiva 2011

NON TI PAGO 3 atti di Eduardo De Filippo
Personaggi e Interpreti
- Ferdinando Quagliuolo Mimmo Venditti
- Concetta, sua moglie Rosanna Di Domenico
- Stella, loro figlia Valentina D'Arienzo
- Mario Bertolini Sabato Siani
- Aglietiello, uomo di fatica Giovanni Falcone
- Margherita, la cameriera Giusella De Maria
- Lorenzo Strumillo, avvocato Raffaele Santoro
- Don Raffaele Console, prete Pasquale Di Domenico
- Vittorio Frungillo Attilio Lambiase
- Luigi Frungillo Giovanni Calamiello
- Erminia, zia di Bertolini Iolanda Lambiase
- Carmela, popolana Vanda Pelling
SCENOGRAFIA Giuliano Della Monica
LUCI Bruno Rispoli
SARTA Annamaria Venditti Rispoli
Il regista
... un testardo che si è fissato in una sua idea; vuole vincere e non può riuscirci perché ha torno marcio. Riesce a piegare l'opinione pubblica, riesce a piegare la famiglia e persino il prete, la Chiesa. In ultimo poi piega anche il suo avversario, lo piega con la superstizione, lo maledice ...!. Così Eduardo, all'Università la Sapienza di Roma, parlava di "NON TI PAGO"; la commedia che amava di più e che riproponeva periodicamente alternandola con "Natale in casa Cupiello". Scritta nel 1940, ritenuta ingiustamente solo comica e tipicamente napoletana, è ancora oggi considerata dalla "Critica Colta" una delle sue commedie minori. Forse, rifiutando la legge del botteghino, non si perdona a questo lavoro il grande fascino che ha sempre avuto sul pubblico; o, forse, è ancora troppo vivo l' "attore" per riflettere sul "drammaturgo" e considerare ciò che Eduardo stesso diceva di questa commedia: ... NON TI PAGO, uno dei lavori più articolati che io abbia scritto, è una delle commedie più tragiche del mio repertorio, eppure fa scoppiare il teatro di risate ... La tragedia moderna è quella che fa ridere, ma affondando il dito nella piaga, nel dramma comune, nella tragedia ... Noi ridiamo di tutto, in questo momento, perfino della morte!".
D.M.V.
Lo scenografo
Nella vita quotidiana siamo imprigionati dalla camicia di forza della realtà per cui ci abbandoniamo con piacere al surreale - ad una momentanea liberazione della realtà. L'intelletto che giudica va in vacanza, estasiati, noi avanziamo barcollando in un mondo impossibile. Ed è per questo che lo spazio scenico qui è inteso come sovrastruttura immersa e al tempo stesso distinta dalla realtà, costruita dai personaggi che vi si muovono. Vive e prende vita da essi, poiché muoversi in questo mondo "reale" scenografico significa condividerne il codice (suggestioni). E' quindi una realtà in funzione dei personaggi o i personaggi in funzione di essi? Può esistere tale sovrastruttura senza di essi? E solo i personaggi? Di sicuro il pubblico, realtà che giudica e forse rispecchia, sa perché vive e in funzione di cosa.
G.D.M.


